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10 luglio 2009

Colorno in Comune - Rifondazione per la Sinistra.

Logo-rps Il 23 giugno 2009 si è svolta la seduta di insediamento del nuovo Consiglio Comunale di Colorno formatosi dopo le elezioni amministrative del 6-7 giugno.

Nell'occasione si è formato anche il Gruppo Consiliare "Colorno in Comune - Rifondazione per la Sinistra" composto da:

Marco Pezziga (consigliere e capogruppo)
Alessandro Niero (consigliere)
Mirko Reggiani (consigliere e Vicesindaco)
Il nome che abbiamo scelto per il nostro Gruppo è composto dal nome della lista insieme alla quale il centrosinistra locale ha vinto le elezioni, e dal nome del movimento fondato da Nichi Vendola all'interno del Partito della Rifondazione Comunista.

I principi ai quali ci ispiriamo sono i valori tradizionali della moderna Sinistra: Pace, Equità e Giustizia Sociale, Laicità dello Stato, Difesa della Costituzione, Difesa dell'Ambiente.

Come gruppo ci proponiamo quindi di rappresentare all'interno delle Istituzioni non solo il partito al quale siamo oggi iscritti, ma anche tutti coloro che vorrebbero la costruzione di un solido soggetto di Sinistra che sia capace di dialogare proficuamente con le altre forze del centrosinistra, ma che porti avanti con determinazione i valori sopra ricordati.

Marco, Alessandro e Mirko

Per informazioni:
Gruppo Consiliare "Colorno in Comune – Rifondazione per la Sinistra"
Municipio di Colorno - Via Cavour, 9 - 43052 - Colorno PR
Tel. 0521.31.37.11
Fax. 0521.31.37.44
Email:
gruppo.rps@comune.colorno.pr.it

I rapporti epistolari di Silvio.

Da micromega.net

Berlusconi Adesso c'è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua "discesa in campo", come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato ilProvenzano   compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

Tanto che finora le sue parole hanno, tra l'altro, portato all'apertura di un'inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintole, e il deputato dell'Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.

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09 luglio 2009

Censura parmigiana.

Da parma.repubblica.it

Censored Censurato il film su Emmanuel Bonsu. Ieri sera il pubblico non ha potuto vedere 'Il mio nome è Emmanuel', il documentario girato da Andrea Tinari per la trasmissione di Raitre  "Un mondo a colori" la cui proiezione era prevista nell'arena estiva del cinema D'Azeglio di Parma. Il pubblico era arrivato, la famiglia del ragazzo, gli autori e i giornalisti invitati al dibattito anche, ma il gestore all'ultimo momento si è rifiutato di proiettarlo suscitando aspre polemiche da parte dei presenti.

''La visione di questo brevissimo documentario, che non entra nella vicenda giudiziaria nata dall'inchiesta sul pestaggio di Emmanuel Bonsu, non è stata possibile perchè il gestore ne ha negato la proiezione'', ha detto Emilio Rossi presidente del Ciac, associazione parmigiana che tutela i diritti degli immigrati e dei rifugiati politici e che si era fatta promotrice dell'iniziativa assieme ad altre realtà del territorio parmense.

''Il gestore ha sostenuto assurdamente - ha continuato Rossi - che il documentario non poteva essere proiettato perchè sul caso Bonsu è in corso un procedimento della Magistratura''. Ma il filmato è stato già messo in onda dalla Rai per tre volte.  ''Questa vicenda - ha concluso - la dice lunga su che aria tira a Parma''.

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Ferrovie, ennesima morte bianca.

Da parma.repubblica.it

Binari Incidente sul lavoro nel cantiere Tav di Parma: alle 8,10 del mattino ha perso la vita Daniele Le Cave, un operaio di Milazzo (Messina) di 40 anni, sposato e padre di due figli, in città da pochi giorni.

L'uomo, addetto alla protezione del cantiere della Tav, era dipendente della Edil Scavi di Messina, ditta appaltatrice di Alfcom, a sua volta appaltatrice delle Ferrovie dello Stato. Anche se non se ne conoscono i motivi, sembra che l'operaio abbia scavalcato la recinzione dell'area di cantiere all'altezza del cavalcavia di via Trieste, a circa 800 metri dalla stazione di Parma in direzione dell'ex scalo merci di viale Fratti. Non si sarebbe accorto dell'arrivo di un treno, che lo ha urtato e sbalzato a molti metri di distanza, uccidendolo sul colpo. Nessun testimone avrebbe assistito all'incidente e non è stata data alcuna segnalazione nemmeno dal macchinista del convoglio che l'avrebbe urtato, con ogni probabilità l'Eurostar diretto ad Ancona delle 8.15.

La circolazione ferroviaria è stata interrotta dalle 8.15 alle 8.55, il traffico dei treni è poi ripreso con rallentamenti. Per il recupero della salma è stato necessario aspettare l'arrivo del medico legale, disposto dal titolare dell'inchiesta pm Adriana Blasco. Sul posto sono intervenuti gli addetti dellaTav Medicina del lavoro dell'Ausl e dell'Ispettorato, oltre al 118 e alla Polfer. Verso le 11 la salma è stata trasportata all'Istituto di medicina legale. La Polfer sta raccogliendo tutte le testimonianze degli operai del cantiere presenti al momento dell'incidente.

"Mentre il governo smantella il Testo Unico sulla sicurezza, un'altra volta ancora la tragedia quotidiana delle morti bianche si è abbattuta sul microcosmo delle Ferrovie, in tutta evidenza sempre più insicuro. E' stata stroncata stamattina la vita di un operaio di 40 anni, colpevole soltanto di compiere il suo dovere lungo la massicciata sui binari nei pressi di Parma''. Così afferma  Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci.

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08 luglio 2009

Parma, la capitale del cemento.

Da repubblica.it

Pianura padana Parma è al primo posto nel Nord Italia per velocità di trasformazione del territorio. In altre parole, qui la cementificazione che divora la Food Valley corre a ritmi record. Lo rileva il primo rapporto dell'Osservatorio nazionale sul consumo del suolo, presentato oggi da Legambiente Milano e dal Politecnico. Questi i dati raccolti per il periodo tra il 1976 e il 2003: ogni anno un parmigiano "perde" 30,2 metri quadri di verde; la superficie urbanizzata è passata da 12.354 a 22.325 ettari; la consistenza dei suoli agricoli è passata dal 56,2% al 46,8% del totale.

Per esemplificare,l'aumento di suolo urbanizzato è pari all'edificazione di 1,8 città come Parma ogni anno. Ogni giorno è come si urbanizzasse 1,5 piazza Maggiore di Bologna. In 28 anni si sono persi 8677 ettari di "prati stabili" e 8.107 ettari di "zone boscate". E' il dato più elevato delle quattro regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte) prese in considerazione. Ed è anche superiore alla media regionale dell'Emilia Romagna la cui "velocità di trasformazione procapite" delle aree agricole è stata di -18,3 metri quadrati per abitante all'anno, con una perdita di consistenza dei suoli agricoli da 68,5% a 59,6% del totale.

Il primo rapporto sui consumi di suolo si propone come strumento per avviare nel nostro Paese laCementificazione raccolta sistematica di dati necessari a conoscere le dimensioni di un problema ambientale fortemente connesso al modo in cui si sviluppano le nostre città. Su 20 regioni infatti, solo 6 hanno avviato la ricognizione delle trasformazioni del suolo nel tempo, e tra queste spicca la Lombardia con 288.000 ettari di superficie urbanizzata. In Emilia Romagna invece, su un arco temporale esteso dal 1976 al 2003, il territorio divorato dal cemento è quasi raddoppiato, passando dal 4,8 al 8,5% della superficie regionale, mentre ancora maggiore è stata la perdita di aree agricole: ben 198.000 ettari, l'intera superficie media di una delle 9 province emiliano-romagnole.

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07 luglio 2009

Forse la giustizia esiste ancora...

Da repubblica.it

Aldro Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi.

"Volevo che a mio figlio fossero restituiti giustizia, rispetto e dignità", ha detto il padre di Federico. "Mio figlio non era un drogato, era un ragazzo di 18 anni che amava la vita e che quella mattina non voleva morire". Sua moglie è sembra stata convinta della colpevolezza degli agenti: "Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa".

Inchiesta e processo hanno visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi lungo l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico.

Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi a ciascuno dei quattro agenti. L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile, (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiuntaAldro1 la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.

Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) l'agitazione del ragazzo quella mattina, prima e durante l'intervento di polizia, era dovuta all'effetto di sostanze assunte la notte prima al Link di Bologna con gli amici. Sostanze che lo avrebbe portato a uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l'assoluzione piena degli imputati, che agirono rispettando le regole e il modus operandi previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo). Ancora oggi, tuttavia, nonostante l'intervento di oltre 15 tra i più affermati e riconosciuti esperti italiani (medico-legali, tossicologi, anestesiologi, cardiopatologi) non si è arrivati a chiarire con certezza le cause della morte.

06 luglio 2009

L'inceneritore brucia ma i media tacciono.

Da terranauta.it

Di Elisabeth Zoja

Diossina inceneritore pcTenete chiuse le finestre, non muovetevi da casa”, questo l’ordine lanciato da Vittorino Francani dell’Arpa (Agenzia regionale per ambiente e prevenzione), fra i primi ad accorrere sul luogo dell’incendio. Alle 18:40 di giovedì 11 giugno un capannone con una superficie di mezzo chilometro quadrato ha preso fuoco. Era il deposito rifiuti dell’inceneritore di Piacenza.

Al suo interno si trovavano tonnellate di plastica, metallo, carta e legno. Benché questi imballaggi e scarti industriali fossero destinati alla combustione, non erano ancora stati né separati né puliti. Del resto gli effetti di un simile incendio non sono in alcun modo paragonabili a quelli di una combustione all’interno di un inceneritore munito di filtri. (Nemmeno questi però rendono il processo sicuro e pulito, poiché non catturano le polveri sottili che, oltre a creare gravi danni alla salute, restano nell’atmosfera per sempre).

I gas emessi durante l’incendio hanno formato una nube nera che ha continuato ad alzarsi anche dopo lo spegnimento del rogo, avvenuto dopo oltre due ore. La nube, trasportata dal vento, ha viaggiato per chilometri verso nord-est, coprendo così di nero il cielo dell’hinterland di Piacenza.

Quel che ha dato il colore alla nube è stata la diossina, che si sprigiona ogni volta che bruciano plastica o cartone sporco.

E' stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco per spegnere le fiamme. Tali gas possono causare problemi immediati (blocchi respiratori, tosse e fastidi agli occhi), ma anche danni ai polmoni protratti nel tempo, spiega Pietro Bottrighi, primario del reparto di pneumologia all’ospedale di Piacenza.

Nonostante questi rischi, nessun paziente si è recato al Pronto soccorso con sintomatologie respiratorie acute, dichiara l’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Piacenza.

Oltre a rimanere in casa però, i tecnici del dipartimento di Sanità pubblica hanno consigliato di lavare bene la frutta e la verdura proveniente dagli orti della zona. L’Arpa ha proseguito gli accertamenti presso il centro Enìa (società che gestisce impianti ambientali di pubblica utilità), effettuando campionamenti dei terreni e dei vegetali nell’area interessata.

Ha inoltre prelevato i filtri della centralina di monitoraggio ambientale di Gerbido, per effettuare rilievi sull’emissione di diossina e di IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Il tutto è stato inviato nella sede di Ravenna per gli esami necessari. “Al momento abbiamo rilevato un aumento dei livelli di monossido di carbonio e degli idrocarburi”, ha dichiarato Sandro Fabbri, direttore di Arpa Piacenza.

La pubblicazione delle quantità di diossine e idrocarburi aromatici presenti nel terreno e nell’atmosferaNo_inceneritori però, non è ancora avvenuta.

Oltre ai danni ambientali vi sono quelli economici, che comunque risultano “tutto sommato modesti, viste anche le dimensioni dell’incendio”, si legge nel giornale locale Libertà.

Grazie all’intervento dei dipendenti di Enìa si tratta ‘solo’ di qualche decina di migliaia di euro: “Abbiamo salvato il trituratore, la macchina che trita i rifiuti e che è molto costosa, poi con gli estintori abbiamo tentato di fermare le fiamme, ma erano troppo forti e ci sono voluti i vigili del fuoco” racconta Anselmo Baistrocchi, responsabile degli impianti Enìa.

I giornali locali (gli unici a parlarne) hanno attribuito l’incendio a un’autocombustione favorita dal calore. Ammesso che questa spiegazione venga confermata, si tratterebbe comunque di un problema grave. L’apparente spontaneità dell’autocombustione, però, non attenua la responsabilità di chi ha trascurato le misure di sicurezza che avrebbero dovuto evitarla.

03 luglio 2009

No Dal Molin, sabato 4 luglio in corteo.

Da nodalmolin.it

4luglio Dunque, ci siamo. Tra poche ore sarà il 4 luglio; sta arrivando, questa giornata, nell’assordante silenzio della politica che, evidentemente, guarda a Vicenza come a un luogo lontano; fuori dal mondo: mentre da tutta Italia giungono adesioni, coloro che dovrebbero ascoltare le storie di questo Paese si tappano le orecchie. Difficile, del resto, ascoltare una comunità che non accetta l’imposizione, che sfida chi vuol governare con l’arroganza, che vuol prendere in mano il futuro della propria terra.

E, forse, la questione centrale è proprio questa: che in un tempo di crisi che non è soltanto economica, ma prima di tutto sociale e politica, ci sono migliaia di donne e uomini che abbandonano il divano, spengono il televisore e si ritrovano sotto un tendone, il Presidio Permanente. Cittadini scomodi per chi – da destra a sinistra - vorrebbe gestire la politica come un reality show e si ritrova di fronte coloro che non vogliono stare a guardare. Perché, in fondo, quel che a chi governa non piace è che vogliamo partecipare, rifiutandoci di accettare il loro diktat.

Ed è, partecipare, quel che faremo sabato prossimo. Torneremo in strada per metterci la faccia, per rispondere a chi ci chiede di arrenderci di fronte all’imposizione; perché, dicono, il timbro governativo mette tutto a posto: come se una firma sul faldone “Dal Molin” potesse far scomparire l’assenza di democrazia, di trasparenza, di informazione che ha caratterizzato questa vicenda. Come se quel timbro potesse giustificare e legittimare i danni ambientali che provocherebbe la realizzazione dellaVicenza libera base di guerra.

Non è e non sarà così; l’abbiamo detto il 17 febbraio 2007: resisteremo un minuto in più. Saremo dei polentoni, per chi ci guarda da Palazzo Chigi, ma siamo anche dei gran testardi; e sabato prossimo vogliamo far vedere quanto siamo determinati: loro che usano ogni strumento per imporci l’installazione militare, noi che, forti del nostro essere comunità, useremo ancora una volta la nostra creatività.

Pentole e cartelli, bandiere e t shirt: sarà un corteo colorato, ma soprattutto sarà un corteo determinato. Chi voleva sradicare alla radice il dissenso locale se ne faccia una ragione: la comunità dei pazzi NoDalMolin torna in piazza; lo fa per continuare a sognare.

Giudici o ristoratori?

Da micromega.net

Di Giuseppe Giulietti

Banchetto I due giudici della Corte Costituzionale che hanno partecipato e promosso il banchetto con Silvio Berlusconi hanno rivendicato non solo la bontà dei cibi e dei vini, ma anche l'opportunità etica, si fa per dire, e politica del convivio. In pieno stile forzista hanno addirittura fatto sapere che intendono organizzare nuovi appuntamenti enogastronomici,  magari, anche il giorno medesimo della sentenza della corte sul lodo Alfano che, casualmente, solo casualmente, vede coinvolto uno dei commensali, presidente del consiglio pro tempore.

Il giudice Mazzella, manifestando un coraggio da leone, è giunto ad affermare che non si farà intimidire, ed ha rivendicato, da autentico liberale, l’antico motto: ”Libera mensa in liberto stato”.

Naturalmente, neppure nelle prossime occasioni, sarà affrontato il tema della giustizia, nell’ordine le sedute saranno dedicate alla crisi del Milan, alla difficoltà di trovare domestici affidabili, con qualche digressione su quelle maledette mezze stagioni che non esistono più…Qualcuno degli astanti, senza malizia alcuna, aveva proposto anche una serata a tema dedicata alla crisi della famiglia, ma è stato stoppato appena in tempo, prima che si consumasse una prematura crisi all’interno della allegra brigata.

Dal momento che non vogliamo apparire forcaioli non ci metteremo a chiedere le dimissioni dei candidiSave the premier giudici costituzionali, ma vorremmo suggerire loro, senza protervia, di scegliere tra due funzioni altrettanto importanti e rispettabili: quella del ristoratore e quella del magistrato.

Tra servire a tavola, in senso lato e paradossale, e servire la giustizia esistono ancora alcune piccole differenze che sarebbe utile non abolire definitivamente.

Non abbiamo dubbio alcuno che saranno gli stessi giudici ad optare liberamente per una delle due funzioni, dal momento che si tratta di persone di mondo, abituate alle buone maniere e disgustata da ogni forma di volgarità non esiteranno a lasciare la corte quando si dovranno decidere le sorti dell’amico commensale, lo faranno con piglio deciso e lo comunicheranno alla pubblica opinione affinché nessuno possa davvero immaginare che in Italia esista il conflitto di interessi.

O no?

02 luglio 2009

I clandestini del diritto.

Da repubblica.it

Parlamento Si potranno organizzare le ronde; diventa reato l'immigrazione clandestina. Da oggi il ddl sicurezza è legge dello Stato. L'ok definitivo del Senato è giunto in tarda mattinata con il voto di fiducia: 157 favorevoli tra PdL, Lega Nord e MpA; 124 no; 3 astenuti. Plaude la maggioranza ("Una legge per gli italiani", ha detto Maurizio Gasparri); forti le critiche sollevate dall'opposizione e dal Vaticano: "Basta criminalizzare gli stranieri. E' una norma che porterà dolore".

Inasprite pene per gli immigrati. Dopo un lungo braccio di ferro con l'opposizione, la nuova legge impone un giro di vite sugli immigrati irregolari che da oggi rischieranno il processo. La permanenza nei Centri di identificazione temporanea per verificare la provenienza dei migranti potrà toccare i 18 mesi (finora il limite era di 60 giorni). Una pena fino a tre anni di carcere è prevista per chi affitta case o locali ai clandestini.

Le ronde. Potranno collaborare con le forze dell'ordine le associazioni di cittadini organizzate in ronde. Le associazioni saranno iscritte in un apposito elenco a cura del prefetto. Sarà un decreto del ministro dell'Interno a disciplinare i requisiti necessari, ma fin d'ora il governo ha assicurato che le ronde non saranno armate.

Le critiche. Ma dall'opposizione si alza dura la protesta. "E' un pugno sbattuto sul tavolo. Così siCpt favorisce la clandestinità", ha sostenuto Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. E i parlamentari dell'Italia dei Valori hanno alzato in aula cartelli con scritto: "I veri clandestini siete voi. Governo: clandestino del diritto".

Critico anche il Vaticano. Il presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti, monsignor Antonio Maria Veglio, ha scritto: "I migranti hanno il diritto di bussare alle nostre porte. Basta demonizzare e criminalizzare il forestiero. L'arrivo dei migranti non è certo un pericolo. Sbagliato trincerarsi dentro le proprie mura". Gli fa eco il segretario del pontificio Consiglio, monsignor Agostino Marchetto: "La nuova legge porterà "molti dolori e difficoltà agli immigrati".

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ARTICOLO11

  • L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...

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