Parola d'ordine: repressione.
E’ in arrivo.
Il primo provvedimento, una tra i più “attesi” e annunciati del nuovo governo, sta per essere varato sotto forma di decreto legge.
Si tratta del “pacchetto sicurezza”, di una serie di norme, redatte in circa 40 articoli, che andranno a modificare, è ormai chiaro, i contenuti del T. U sull’immigrazione e non solo.
Per commentare il provvedimento, la forma e la misura con le quali interverrà a modificare le disposizioni vigenti, sarà utile aspettare il testo definitivo, senza lasciarsi troppo trasportare dall’enfasi emotiva che, legittimamente, gli annunci di questi giorni non mancano di sollecitare.
Ma una prima serie di effetti, con l’annuncio degli interventi, il nuovo esecutivo non ha mancato di produrli. Non a caso, il decreto legge è stato presentato in questi giorni come un conclusivo “giro di vite”, come una “stretta definitiva”.
In effetti il governo appena insediato non poteva sottrarsi dal proporre azioni immediate su uno dei terreni che tanto ha sbandierato come suo cavallo di battaglia. Intorno all’equazione prodotta tra immigrazione, irregolarità, criminalità si è giocata gran parte della vittoria elettorale.
Così, i settecentomila migranti che fino a pochi mesi fa, ai tempi del decreto flussi 2007, erano descritti come “incolpevoli irregolari” in possesso dei requisiti, con casa e lavoro, ma privati
ingiustamente dei diritti oltre che del permesso di soggiorno, oggi, anche da autorevoli quotidiani nazionali, ed a catena in tutte le testati locali, vengono rappresentati diversamente come “esercito di clandestini” contro cui ci si appresta ad intraprendere la “linea dura”.
A testimonianza di quanto i dati, anche quando incontestabili come quelli del decreto flussi, acquistino sempre valore a seconda dell’utilizzo e dagli intenti di chi li commenta. In questo senso è chiaro: le nuove proposte Maroni hanno saputo essere trainanti e convincenti.












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