Immorale, comico e grottesco.
Da: www.unita.it
Di Roberto Cotroneo
Ci sono dettagli che spiegano un paese. Dettagli che dicono più di qualsiasi statistica, indagine sociologica, analisi politica e sociale. Dettagli che raccontano quanto possiamo essere immorali, e al tempo stesso di quella immoralità un po’ ridicola, a tal punto che il contrario di questo tipo di immoralità non è la moralità, quell’etica filosofica che dalla Nicomachea di Aristotele arriva fino almeno alla Critica della Ragion Pratica e alla Metafisica dei Costumi di Kant. Ma è un’immoralità che non prevede il suo contrario, che non è riscattabile, e che lascia increduli; perché, più che alla tragedia o all’etica, appartiene al comico. E il comico, a suo modo una categoria filosofica, e non solo per il celebre saggio di Bergson, ma anche per la leggendaria e mai ritrovata (forse mai scritta) seconda parte della Poetica di Aristotele.
Una premessa così dettagliata è d’obbligo se si parla Riccardo Villari. Una premessa necessaria per l’ormai famoso immunologo-epatologo di Napoli, che in questi giorni e in queste ore sta mettendo a dura l’intero mondo politico e istituzionale, e di tutti i due schieramenti. A chi è venuta l’idea di votarlo, tra quelli del centro destra? Non sappiamo di chi sia stata l’idea di partenza, ma se conosceva un poco il personaggio Villari, allora non c’è che dire: è un genio del male. Perché Villari è il concentrato di un paese che non ce l’ha fatta e non ce la sta facendo proprio per questo. Uno che dice: «un democristiano non si dimette mai». E intanto non è vero, perché di democristiani se ne sono dimessi molti a cominciare da Francesco Cossiga, passando da Giovanni Leone, proseguendo con Giuseppe Dossetti, e andando persino al tragico caso di Aldo Moro, che certo si sarebbe dimesso, e lo aveva già scritto nelle sue lettere, se fosse uscito vivo dal sequestro brigatista.
Non per difendere certi democristiani, ma la Democrazia Cristiana di cui parla Villari, non la Democrazia Cristiana, ma è il contenitore vuoto di una certa Dc. Il luogo dove tutti si accoglievano, bastava che non fossero di sinistra. Il luogo che non aveva nulla a che fare con la tradizione cattolica democratica e popolare, ma semmai con il doppio gioco. Oggi sarebbe giusto chiedersi chi ha messo in una lista del Partito Democratico uno così. Soprattutto perché quelli come Villari si capisce subito come sono fatti, lo si sa da sempre. E allora è inutile stupirsi se Villari può fingere di mostrarsi istituzionale, se Villari riesce a dichiarare: «io sono stato indicato dagli elettori». Se vuol far credere di non sapere che c’è un accordo con Sergio Zavoli: «non sono stato informato». La sceneggiata che Villari ha messo in campo, non è un modo per negare la realtà, ma per affermarla, spavaldamente. Quando Villari dice che è stato indicato dagli elettori, o che non sa di Zavoli, in realtà sta spiegando esattamente il contrario, ammicca: voi sapete che io so, ma voi avete le mani legate, e io posso prendervi in giro.
Come finirà? È stato espulso dal gruppo del Partito Democratico al Senato, finirà per votare a destra, perché quelli di sinistra saranno ingrati e ingiusti. Ingiusti a candidarlo, certo, o forse ingenui, che è peggio. E Villari finirà protagonista anche lui di un breve capitolo, forse un solo paragrafo, della storia immorale di questo paese. Una storia che prima o poi andrebbe scritta. Immorale, comica e grottesca, probabilmente ridicola.












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