Da unita.it
Marcello dell'Utri è stato folgorato dalla lettura dei diari di Mussolini. E ha scoperto che il duce “non era un dittatore spietato e sanguinario”. No, per il senatore del Pdl non sono fatti sanguinari e spietati né le bastonate che uccisero i Nello e Carolo Rosselli, né l'omicidio di Giacomo Matteotti, né le botte che portarono a morte Giovanni Amendola, né il carcere che uccise Antonio Gramsci, né le aggressioni squadriste che subì, prima di morire, Piero Gobetti. No Dell'Utri, nella lettura dei diari ha scoperto un “Mussolini straordinario e di grande cultura”. Questo giudizio benevolo sul duce – che Veronica Lario probabilmente definirebbe ciarpame e che in effetti occhieggia al qualunquismo di destra italiano - del senatore del Pdl Marcello dell'Utri è contenuto in una intervista di Klaus Davi per il programma Klauscondicio .
Ma le considerazioni del senatore e più antico sodale di Silvio Berlusconi non finiscono qui: se i repubblichini furono “partigiani di destra”: «I repubblichini sbagliavano sicuramente però sono essere umani che hanno lottato al pari degli altri per una loro idealità». Il duce fu “vittima” delle sanzioni e da queste costretto all'alleanza con Hitler: «non è colpa di Mussolini se il fascismo è stato un orrendo regime. Sono state le sanzioni a costringerlo a trovare un accordo con la Germania
di Hitler». Le leggi razziali? “furono blande” e Mussolini non fu come Stalin. Tutto questo, per il senatore dell'Utri, non è apologia di fascismo. Evidentemente lo considera un equanime giudizio storico. Infatti, continua il dell'Utri pensiero, «se Mussolini perse la guerra fu perché era troppo buono».
Ma non finisce qui e, se pensate che si tratti di un semplice saggio di senile nostalgia, vi sbagliate, perché dell'Utri fa il parallelo con fatti di stretta attualità : «a palazzo venezia, con le donne il duce usava la tecnica musica e magia». che dell'Utri spiega così: «negli anni, dal '35 al '39 Mussolini non aveva amanti, ma solo fugaci incontri e faceva quello che oggi si riassume in:
musica (tromba) e magia (sparisci)».
Quanto al tema che lo tocca molto da vicino, quello della mafia, dell'Utri esalta il prefetto Mori (Cesare, quello mandato in Sicilia da Mussolini) che «usava la forza e sbatteva in cella i mafiosi o presunti tali e i processi erano sommari» mentre ha da ridire sull'utilizzo dei pentiti: «Il caso del pentito Gaspare Spatuzza dimostra iniquità nell'istituto dei pentiti. Con le sue dichiarazioni alle Procure che indagano sulla strage di via D'Amelio avrebbe messo in discussione le dichiarazioni del precedente pentito Vincenzo Scarantino, autoaccusatosi del reato. Intendiamoci, l'istituto dei
pentiti è utile, ma va usato con cautela e soprattutto non va abusato, cioè indirizzato contro qualcuno come è stato fatto per alcuni processi, e tanto per essere chiari nel mio in particolare. L'abuso dell'istituto del pentitismo -rimarca- ha comportato delle iniquità incredibili. Io spero che si ritorni indietro e si rivedano alcune cose».
Il senatore mostra molta comprensione per il suo antico datore di lavoro alla Fininvest e si “lascia scappare” che le veline sono meglio delle giornaliste.












Penso che Dell'Utri sia l'unico convinto che i diarietti del Duce che possiede siano veri, quando tutti i maggiori esperti (grafologi e periti) affermano il contrario!
Il revisionismo come dice Nolte "è il pane quotidiano dello storico", perchè ogni scienziato che si rispetti revisiona le sue teorie.
L'importante è che sia fatto con prove reali e tangibili!
Non si può dire questo dei diarietti di Dell'Utri..
Saluti.
Scritto da: Francesco | 11 maggio 2009 a 21:27