Di Dino Greco
Senza giri di parole, bisognerà pur dire che le elezioni europee sono andate male. E molto, per quanto alcune carte si siano mischiate. Come in Francia, dove i Verdi di Cohn Bendit ottengono - su un programma certamente alla sinistra del nostrano Pd - uno straordinario successo. O come in Grecia, dove il Pasok raccoglie i frutti di una profonda rivolta sociale. Oppure in Germania, dove il progresso di Die Linke manda a dire che la crisi (profondissima) delle socialdemocrazie può, almeno potenzialmente, trovare un'alternativa a sinistra.
Ma, in generale, è lo schieramento conservatore a vincere, incamerando voti e aumentando i propri seggi nel Parlamento europeo. Non solo, nella destra si affermano le componenti più estreme e apertamente razziste. Avviene in Inghilterra come in Ungheria, in Austria come in Italia. Il Parlamento europeo muta, dunque, fisionomia politica. Cresce la componente euroscettica. Quella sua parte, per capirci, che è tale non perché contesta l'inclinazione monetarista e liberista dell'Unione, ma perché rincula dentro logiche di gretto nazionalismo, autistico e antisolidale.
La prima e fondamentale considerazione che se ne ricava è dunque che la crisi economica e finanziaria che ha travolto le illusioni liberiste, ridicolizzato gli idolatri del mercato, generato disoccupazione ed impoverimento sociale non ha suscitato nelle larghe masse una reazione di rigetto del sistema vigente. O meglio, la possibile reazione, in assenza di risposte alternative e convincenti a sinistra, si è espressa come paura ed è divenuta il combustibile di cui si sono nutrite le classi dominanti, più mobili e duttili nel rappezzare il tessuto lacerato e nel riproporsi come le più adatte a governare la crisi. E nel manipolare un'opinione pubblica spaventata e disorientata.
Quanto all'Italia, si può sì dire che Berlusconi non ha sfondato. Anzi, che la sua forza e le sue velleità totalitarie subiscono una seria battuta d'arresto. E che lo stesso ridimensionamento del Pd sembra far tramontare l'idea di una metamorfosi non solo bipolare ma, addirittura, bipartitica del quadro politico italiano. Si può anche ragionevolmente ritenere che il referendum attraverso il quale i due partiti più grandi hanno tentato una semplificazione autoritaria ed uno snaturamento della democrazia costituzionale è destinato ad eclissarsi entro un paio di settimane.
E tuttavia, non c'è chi non veda come questo esito sia il risultato, simultaneo, dell'astensionismo da un lato, e, dall'altro, dello strepitoso successo, in latitudine e in longitudine, della Lega Nord e dell'Italia dei Valori che raddoppia in un solo anno i suoi consensi e incassa molti voti da chi ha creduto di vedere in essa, più che in qualsiasi altra formazione politica, l'antidoto a Berlusconi e al suo sistema di potere.La sinistra, in tutte le sue articolazioni, resta sostanzialmente fuori dal gioco.












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