Parma è al primo posto nel Nord Italia per velocità di trasformazione del territorio. In altre parole, qui la cementificazione che divora la Food Valley corre a ritmi record. Lo rileva il primo rapporto dell'Osservatorio nazionale sul consumo del suolo, presentato oggi da Legambiente Milano e dal Politecnico. Questi i dati raccolti per il periodo tra il 1976 e il 2003: ogni anno un parmigiano "perde" 30,2 metri quadri di verde; la superficie urbanizzata è passata da 12.354 a 22.325 ettari; la consistenza dei suoli agricoli è passata dal 56,2% al 46,8% del totale.
Per esemplificare,l'aumento di suolo urbanizzato è pari all'edificazione di 1,8 città come Parma ogni anno. Ogni giorno è come si urbanizzasse 1,5 piazza Maggiore di Bologna. In 28 anni si sono persi 8677 ettari di "prati stabili" e 8.107 ettari di "zone boscate". E' il dato più elevato delle quattro regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte) prese in considerazione. Ed è anche superiore alla media regionale dell'Emilia Romagna la cui "velocità di trasformazione procapite" delle aree agricole è stata di -18,3 metri quadrati per abitante all'anno, con una perdita di consistenza dei suoli agricoli da 68,5% a 59,6% del totale.
Il primo rapporto sui consumi di suolo si propone come strumento per avviare nel nostro Paese la raccolta sistematica di dati necessari a conoscere le dimensioni di un problema ambientale fortemente connesso al modo in cui si sviluppano le nostre città. Su 20 regioni infatti, solo 6 hanno avviato la ricognizione delle trasformazioni del suolo nel tempo, e tra queste spicca la Lombardia con 288.000 ettari di superficie urbanizzata. In Emilia Romagna invece, su un arco temporale esteso dal 1976 al 2003, il territorio divorato dal cemento è quasi raddoppiato, passando dal 4,8 al 8,5% della superficie regionale, mentre ancora maggiore è stata la perdita di aree agricole: ben 198.000 ettari, l'intera superficie media di una delle 9 province emiliano-romagnole.












Commenti