Da cgil.it
Stiamo assistendo ad un fuoco di fila insopportabile, offensivo e disgustoso sul ruolo del lavoro dipendente nel nostro paese.
Marchionne oggi, la Marcegaglia e Tremonti ieri, Sacconi l’altro ieri, hanno usato il palco, consegnatoli ad hoc nella festa di C.L., per proseguire l’attacco al ruolo del lavoro dipendente nel nostro paese e per spiegarci le ragioni di come lo Statuto dei Lavoratori, il Contratto Nazionale, la Costituzione, siano “elementi ostativi” allo sviluppo ed alla competizione globale e rappresentano un mondo che non esiste più, mentre il futuro, “il nuovo”, è rappresentato dalla libertà d’impresa.
Quindi tutto ciò che condiziona la libertà d’impresa va soppresso.
Bel passo in avanti: complimenti!
Marchionne: dimentica che il rilancio della Fiat dal 2004 è passato attraverso migliaia di posti di lavoro persi, milioni di ore di cassa integrazione pagate dallo stato, decine di accordi sull’organizzazione del lavoro convenuti con il sindacato (compresa la Cgil), indebitamento sostenuto dal credito, e nel dimenticarsi tutto ciò considera i diritti del lavoratore, di tutti i lavoratori, vincoli e costi ormai insopportabili per competere con il resto del mondo.
Marcegaglia: ha fatto di tutto per tentare di smantellare il Contratto Nazionale di Lavoro, trovando nel percorso avviato alleati fidati come il Governo e Cisl e Uil, convinta del fatto che una delle priorità per rilanciare il sistema industriale italiano fosse quella di deregolamentare il rapporto di lavoro dipendente, dimenticando che nel nostro pese non esistono politiche industriali a medio termine sostenute con investimenti finalizzati ed una politica economica del governo in grado di sostenere lo sviluppo.
Tremonti: dichiara che sulla strada dello sviluppo bisogna cancellare la legge 626 (sicurezza sul lavoro) perché troppo onerosa per le imprese , dimenticandosi che in questo paese, nel 2010, si muore sul posto di lavoro.
Sacconi: è impegnato a demolire lo Statuto dei Lavoratori perché è un orpello insopportabile per le imprese, dimenticandosi che il vero problema sono le regole non applicate: nel nostro pese 1/4 del pil prodotto è costituito da lavoro nero/illegale e la delinquenza organizzata è entrata a piedi pari in diversi settori del sistema produttivo nazionale.
Un paese che si definisce civile dovrebbe valorizzare, tutelare, sostenere il lavoro dipendente, dovrebbe respingere il modello di relazioni che la Fiat tenta di imporre a Melfi e a Pomigliano, dovrebbe tutelare l’integrità fisica di chi lavora, dovrebbe alienare chi opera nell’illegalità e chi compete giocando sulla pelle di chi lavora.
La Cgil vuole e pretende lo sviluppo di questo paese senza compromessi sulla vita delle persone e sulla dignità di chi lavora e considera fondamentali i dettami della Costituzione, dello Statuto dei Lavoratori, delle norme per la sicurezza e l’integrità fisica dei lavoratori ed il ruolo centrale del Contratto Nazionale.
Di fronte al Teatro dell’assurdo messo in scena in questi giorni a Rimini questo paese deve alzare la testa.
Antonio Mattioli
Segretario Regionale Cgil Emilia Romagna


















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