di Loris Campetti
L’arroganza della Fiat di Sergio Marchionne è andata a sbattere contro i giudici della Corte d’appello di Potenza: il ricorso della Fiom contro il licenziamento di due suoi delegati (Barozzino e Lamorte) e un tesserato all’organizzazione dei metalmeccanici della Cgil, è stato accolto e la Fiat deve riassumere i tre operai ingiustamente buttati fuori con l’accusa, inconsistente, di aver bloccato un carrello nel corso di uno sciopero unitario indetto da tutte le sigle sindacali.
I fatti risalgono all’estate del 2010 e quella di ieri in Corte d’appello è la terza sentenza – la seconda positiva - che riguarda i tre operai. E’ un risaltato importantissimo per i tre licenziati e per la Fiom, ma soprattutto è un argine allo strapotere della Fiat che nelle prossime settimane dovrà comparire in 20 tribunali e difendersi in 61 cause intentate dal sindacato di Landini per comportamenti antisindacali.
In base a un accordo separato, infatti, è stato cancellato il contratto nazionale, viene impedito alla Fiom di esercitare i suoi diritti sindacali e ai lavoratori di eleggersi democraticamente i propri rappresentanti. «Abbiamo vinto – ci ha gridato Giovanni Barozzino al termine della lettura della sentenza, visto che avevamo ragione noi?».


















Commenti