È un intreccio fiscale dalla trama fine, quello che lega l'Italia al Vaticano. Un gioco di interessi bilanciati, cui ad ogni mossa ne corrisponde un'altra. Da un lato il governo Monti attacca sulle imposte e impone il pagamento dell'Ici/Imu sugli edifici di proprietà della chiesa in cui si svolgano attività commerciali – misura che come vedremo è solo apparentemente ostile agli interessi della Chiesa. Sull'altro fronte, la Santa Sede si arrocca nell'ostruzionismo, e sembra sempre più intenzionata a fare marcia indietro sulle norme per la trasparenza fiscale.
Ma procediamo con ordine. L'attacco del governo Monti agli immobili ecclesiastici prende le mosse nell'ambito di una procedura di infrazione per violazione della concorrenza ed illegittimo aiuto di stato aperta dalla Commissione europea nell'ottobre 2010. Fu un esposto del partito radicale a portare la questione all'attenzione dell'Europa. Lo stato italiano era accusato di favorire illegittimamente il Vaticano.
Già a metà marzo, Monti aveva annunciato al Cardinal Bertone la decisione presa dal governo, dovuta alla constatazione che sull'Imu non potevano esserci esenzioni alla normativa europea. Ieri la conferma, avvenuta tramite una lettera inviata dallo stesso Monti al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, in cui si certificava l'intenzione di presentare al Parlamento “un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione”.
La decisione del governo, che a prima vista appare ostile alla Santa Sede, potrebbe in realtà rivelarsi un toccasana per le casse vaticane. Infatti, secondo un dossier portato da un equipe di tecnici sulla scrivania di Monti, la Commissione europea sembra intenzionata a seguire la linea dura con la chiesa. Via il regime agevolativo e avanti con l'obbligo di recuperare l'imposta non pagata dalla Chiesa a partire dal 2005. Insomma, se la sentenza, attesa a maggio, rispetterà le premesse, la Chiesa potrebbe trovarsi a pagare ben 7 anni di Ici arretrata. Se invece l'emendamento verrà approvato in tempo breve l'intera procedura d'infrazione dovrebbe arrestarsi, e la Santa Sede non dovrà pagare alcun arretrato.
La norma riscrive i criteri per cui è prevista l'esenzione dal pagamento dell'imposta municipale unica (Imu, ex Ici). L'esenzione farà riferimento solo agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un'attività non commerciale (gli edifici di culto, gli oratori, ecc.). Verranno invece abrogate tutte quelle norme che prevedono l'esenzione per immobili dove l'attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente.
L'esenzione, poi, sarà limitata alla sola frazione di immobile nella quale si svolga l'attività di natura non commerciale. Sarà infine introdotto un meccanismo di dichiarazione che renderà chiara la natura dell'immobile, in seguito all'individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate al suo interno.
Ma quanto guadagnerà lo stato italiano dall'operazione? Riguardo a quest'ultimo elemento le stime sono incerte. 500-700 milioni annui secondo l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), 2,2 miliardi secondo l'Ares (Associazione ricerca e sviluppo sociale).


















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